ll caso Gkn: quattro anni e mezzo di lotta operaia per la giustizia sociale e climatica
dare uno schiaffo al sistema non ha prezzo
La vicenda della fabbrica Gkn di Firenze rappresenta ad oggi il più importante tentativo in Italia di trasformazione dal basso verso una maggiore sostenibilità ambientale e sociale. L’azione del Collettivo ex Gkn dimostra che è possibile una lotta per un lavoro dignitoso, per la transizione climatica, per una vita migliore. E per autogestire il proprio lavoro e la propria vita senza padroni. Propone una via d’uscita alla crisi in nome della giustizia sociale e climatica, creando posti di lavoro e benessere attraverso il soddisfacimento dei bisogni umani e la transizione ecologica, un piano oggi eversivo su scala internazionale.
In sintesi, così come li riporta il Collettivo di fabbrica, i numeri della lotta: oltre 1.600 giorni di presidio permanente, ancora in corso; 15 mesi di stipendi ancora non pagati dall’ex Gkn; migliaia di firme raccolte nel dicembre 2022 in provincia di Firenze, a sostegno della creazione di una fabbrica pubblica socialmente integrata; 12 cortei nazionali, con la partecipazione di decine di migliaia di persone da tutta Europa; 3 edizioni annuali del Festival di letteratura working class (e la quarta è in preparazione); 4 libri pubblicati; 3 documentari; un’opera teatrale; una legge nazionale contro le delocalizzazioni e una legge regionale per la creazione di consorzi industriali pubblici a supporto del salvataggio cooperativo delle imprese; un piano industriale, nato dopo tre anni di gestazione, portato avanti dai lavoratori dell’ex Gkn supportati da ricercatori e sostenitori con competenze professionali; una Società operaia di Mutuo Soccorso (Soms Insorgiamo); 1,5 milioni di euro contabilizzati tramite azionariato popolare a sostegno del piano di reindustrializzazione, a cui si aggiunge l’obiettivo dei 2 milioni di euro della nuova campagna di crowdfunding.
Dietro a questi numeri sta il significato politico e sociale di cosa hanno proposto e fatto le operaie e gli operai della ex GKN organizzate nel Collettivo di fabbrica.
Hanno rifiutato la logica capitalista e della proprietà privata, per cui i padroni possono fare quello che vogliono: comprare, vendere, speculare, sfruttare a loro piacere, delocalizzare per il profitto, distruggendo le vite e il futuro delle persone che lavorano e la struttura sociale di un intero territorio. In assemblea permanente hanno presidiato e salvaguardato la fabbrica, costruendo una vastissima mobilitazione sociale di solidarietà nel paese. Hanno denunciato quanto stava avvenendo chiedendo a tutti/e quelli/e che resistono agli attacchi di padroni e governo di insorgere anche loro, per far convergere tutte le lotte sociali che oggi si oppongono ai vari aspetti dell’offensiva capitalista.
Hanno rifiutato la linea politica tradizionale e perdente dei gruppi dirigenti sindacali, che di fronte a situazioni di ristrutturazione e delocalizzazione hanno sempre solo saputo proporre lotte difensive, ripiegate sulla richiesta alle istituzioni pubbliche di favorire l’arrivo di un nuovo capitalista, cioè di un nuovo padrone, consegnando a lui la loro sorte e il loro futuro.
Hanno infine affermato che le lavoratrici e i lavoratori potevano prendere in mano la fabbrica, che non c’era bisogno del padrone, che era possibile intraprendere l’autogestione costruendo un piano alternativo, utile per chi ci lavora e per il territorio e l’ambiente.
Le tappe di questa vicenda mettono in evidenza come la lotta e la consapevolezza abbiano preso forma da un concreto “corpo a corpo” con il capitale, che costringe quotidianamente a inventare e costruire iniziative e strumenti.
Tutto ha avuto inizio il 9 luglio 2021 quando, senza che nulla lo facesse prevedere, neppure i conti dell’azienda, il fondo speculativo Melrose, proprietario dal 2018 della fabbrica che produce semiassi per l’automotive, ha inviato una mail di licenziamento ai 422 dipendenti. Il giorno stesso è iniziata la più lunga assemblea permanente nella storia sindacale italiana: è ancora in corso. Il 18 settembre dello stesso anno, 40mila persone hanno sfilato a Firenze per chiedere il ritiro del licenziamento. Il giorno dopo, il Tribunale di Firenze ha annullato la procedura per condotta antisindacale.
Nonostante la vittoria legale i licenziamenti sono stati rinviati, non cancellati. Il Collettivo di fabbrica ha continuato la sua azione di lotta su più direzioni, organizzando assemblee e incontri con tutte le realtà coinvolte, prima del territorio e poi a livello nazionale: sindacati, centri sociali, movimento ambientalista, studenti. L’obiettivo era di costruire una convergenza su lotte comuni riguardanti la giustizia sociale e climatica.
Nel frattempo, la proprietà della fabbrica è passata da Melrose a Francesco Borgomeo, ma nessun progetto industriale è stato presentato. Da novembre 2022, Borgomeo ha cessato di pagare gli stipendi, lasciando i lavoratori senza reddito per otto mesi. La mobilitazione è continuata. A febbraio 2023 l’azienda è stata messa in liquidazione volontaria e il governo ha concesso una cassa integrazione retroattiva, coprendo con soldi pubblici le perdite di un privato, già condannato dal Tribunale a pagare gli stipendi.
La mobilitazione, anche culturale, è proseguita con il primo Festival di Letteratura Working Class, che ha fatto dell’autorappresentazione operaia uno strumento di lotta. È stato anche presentato un nuovo progetto industriale, da realizzare attraverso la creazione di una cooperativa, con un piano di reindustrializzazione che prevede la conversione della fabbrica dalla produzione di semiassi a quella di pannelli fotovoltaici, cui si aggiunge la produzione di cargo bike.
Una volta proposto il piano, è iniziata la ricerca dei finanziamenti: attraverso il crowdfunding, in un mese e mezzo sono stati raccolti 175mila euro e si è dato il via alla campagna di azionariato popolare, con l’obiettivo di raccogliere un milione di euro. Intanto, però, nell’ottobre 2023 è stata avviata una nuova procedura di licenziamento.
Il collettivo ha sottoposto alla Regione Toscana una proposta di legge per la creazione di consorzi di sviluppo industriale, supportata da altre azioni di mobilitazione, tra cui uno sciopero della fame avviato da tre operai, che ha portato all’avvio dell’iter della legge regionale. Sempre ad ottobre, inoltre, il collettivo ha organizzato tre giornate per la reindustrializzazione, collegate allo sciopero nazionale per il clima, alle quali ha preso parte Greta Thunberg, sancendo l’appoggio del movimento globale per il clima alla battaglia degli operai di Campi Bisenzio.
La ex Gkn è diventata Gff: ex Gkn for Future, la cooperativa delle lavoratrici e dei lavoratori dell’ex Gkn.
È dovuto passare più di un anno per registrare, a dicembre 2024, il primo passo avanti significativo da parte degli interlocutori del collettivo: il consiglio regionale toscano ha approvato la proposta di legge sui consorzi industriali della Gff, che permette agli enti pubblici, come Regione, Province, Comuni ed Enti di ricerca, di promuovere la costituzione di consorzi industriali almeno al 51% pubblici.
Il 28 luglio 2025 viene formalizzato il Consorzio industriale pubblico della piana fiorentina, con la firma il 28 luglio dell’atto costitutivo da parte di Regione (con il 70% di quote di partecipazione), Città Metropolitana (associata per il 10%) e Comuni di Campi Bisenzio, Sesto Fiorentino (entrambi con una partecipazione dell’8%) e Calenzano (con il 4% di quote), per un capitale complessivo iniziale di 315.000 euro.
Ma nei mesi successivi tutto rimane fermo: l’intervento pubblico è stato finora assente o insufficiente; i tecnici che dovrebbero redigere il piano ancora non sono stati nemmeno nominati; il Consorzio stesso, per presunti problemi burocratici, non è ancora divenuto operativo e potrebbe non intervenire mai. Inoltre, i cosiddetti fondi di investimento “sociali” e il management delle cooperative, che si erano impegnate a finanziare l’avvio del progetto industriale, restano a guardare.
Una lentezza politica ormai evidentemente sospetta, che fa pensare al Consorzio come all’ultimo capitolo del muro di gomma e del logoramento: uno strumento con cui si è illuso il mondo che si stesse per fare qualcosa, per finire a non fare nulla.
Ma la lotta non ha altre soluzioni vincenti se non far partire effettivamente la reindustrializzazione e si sta misurando con un’ipotesi di vittoria che sembra sempre meno tollerata, come se fosse troppo scandaloso e rappresentasse uno smacco sistemico che degli operai riescano davvero recuperare e rigenerare, per di più in chiave ecologica, la fabbrica che è stata loro portata via.
Per questo, non resta che tentare di rompere l’immobilismo e il boicottaggio istituzionale con un grande sforzo dal basso: il Collettivo di fabbrica sceglie di rafforzare la via del coinvolgimento popolare attraverso la campagna Un’azione per salvare Gff, il nuovo crowdfunding avviato insieme ad Arci nazionale, per realizzare le prime linee produttive, che vanno dalla rigenerazione dei pannelli fotovoltaici alla produzione di cargo bike con tecniche a basso impatto ambientale. La raccolta è attiva sulla piattaforma Produzioni dal Basso e punta a raggiungere 2 milioni di euro. In parallelo, prosegue la campagna di azionariato popolare sulla piattaforma Ener2Crowd dove può versare chi aveva già manifestato l’interesse a far parte della cooperativa come azionista e socio sostenitore.
Come dice la campagna, che è stata lanciata l’11 dicembre «Un gesto semplice per salvare la fabbrica socialmente integrata e la reindustrializzazione dal basso. Perché dare uno schiaffo al sistema non ha prezzo».
Miriam
Per info su notizie, attività del Collettivo di fabbrica e crowfounding
https://www.facebook.com/coordinamentogknfirenze
https://insorgiamo.org/