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Fondato nel 1907, numero 137 (nuova serie), maggio 2026

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alimentare l'insicurezza per governare meglio

La produzione di leggi repressive non ha mai conosciuto soste nell'Italia democratica e repubblicana, sotto tutti i governi e con tutte le maggioranze parlamentari.
Solo per rimanere all'ultimo decennio ricordiamo, come momenti particolarmente negativi, il Decreto Minniti del 2017 (governo Gentiloni, PD) che ha introdotto il DASPO urbano e i concetti di "sicurezza integrata" e di "tutela del decoro urbano" (tanto cara agli speculatori immobiliari), seguiti dai decreti Sicurezza Salvini del 2018-2019 (Governo Conte I, M5S e Lega) per contrastare l'immigrazione.

Come creare la paura
Con il governo Meloni però l'introduzione di norme securitarie sta procedendo a pieno regime e il rischio che vengano chiusi anche i residui spazi di libertà d'espressione diventa sempre più reale, tanto più che l'opposizione parlamentare insegue la maggioranza sul tema sicurezza o comunque si oppone in modo estremamente flebile e che i mass media sono allineati e coperti a sostenere sempre e comunque la versione della polizia (salvo che non si tratti di delitti particolarmente efferati, vedi il caso di Rogoredo).
Così in occasione del corteo di Torino contro lo sgombero di Askatasuna (31.1.2026) sono state occultate del tutto le violenze della polizia nei confronti di molti manifestanti (i pochi giornalisti che le hanno denunciate sono stati pesantemente redarguiti dai loro stessi colleghi), mentre sono state esagerate le modeste lesioni riportate da alcuni agenti. Questa è la regola che si ripete nel caso di qualsiasi manifestazione.
In generale la questione "Sicurezza" viene continuamente esagerata oscurando problemi molto più reali come le gravi carenze del sistema sanitario, la disoccupazione, la povertà che aumenta tra la popolazione. Le paghe da fame, l'enorme divario di ricchezze che cresce sempre di più, la catastrofe ambientale che incombe e che si presenta con eventi naturali sempre più estremi. Anche la violenza sulle donne viene strumentalizzata, oscurando il fatto che la maggior parte delle aggressioni avvengono all'interno di italianissimi nuclei familiari.
Più vengono varate leggi securitarie e più aumentano artificialmente i reati perchè comportamenti precedentemente leciti vengono illegalizzati trasformando in "criminali" intere fasce della popolazione, come i giovani, le minoranze razzializzate e le opposizioni non conformi. Di conseguenza la sensazione di "insicurezza" aumenta anzichè diminuire innescando così un circolo vizioso diabolico.
Su questi temi è istruttivo leggere l'opuscolo "Abolire la polizia, corso base. Messaggi per affrontare i dubbi", prodotto qualche anno fa dai movimenti USA, ma perfettamente adattabile alla situazione italiana (1)
Mentre il mondo corre verso la guerra a velocità sempre più accelerata e aumentano in modo folle le spese militari, il clima di guerra interna artificialmente alimentato è d'altra parte funzionale alla volontà di ridurre al silenzio il poderoso movimento di protesta contro il genocidio in Palestina che si è sviluppato nello scorso autunno e ogni altra opposizione sociale.

Le leggi securitarie del governo Meloni
Facendo una breve carrellata dei decreti "Sicurezza" emanati dal governo Meloni troviamo il decreto "anti-rave" (DL 162/2022) che commina pesantissime sanzioni contro i giovani che organizzano o partecipano a raduni musicali spontanei, la legge anti-imbrattamento (L. 6/2024) che inasprisce le pene contro le pacifiche proteste ambientaliste ribattezzate "eco-vandalismo", il decreto Cutro (DL 20/2023) che con il pretesto di colpire gli scafisti si rivolge in realtà contro tutti gli immigrati, il decreto Caivano (DL 123/2023) contro le baby gang che estende le fasce di punibilità nei confronti dei minori.
Nel 2024 abbiamo un organico disegno di legge poi trasformato in Decreto legge per bypassare le lungaggini parlamentari e per ovviare ad alcuni errori tecnici presenti nel testo originale (DL 48/2025).
Un decreto particolarmente devastante che ha introdotto numerosi nuovi reati (2) tra cui il "terrorismo della parola", che colpisce semplici reati di opinione, le norme "anti-Gandhi" che consentono di punire anche le proteste pacifiche, pene severe per ogni protesta nelle carceri e nei CPR (ormai completamente equiparati), robuste tutele per le forze di polizia.

Il Decreto legge 23/2026
Da ultimo abbiamo il DL 24 febbraio 2026 n. 23, diligentemente firmato da Mattarella, che colpisce pesantemente le libertà di manifestazione e movimento. Vediamone i punti salienti (tralasciando le norme contro l'uso dei coltelli, quelle relative a furti e rapine, all'installazione di sistemi di videosorveglianza e ai concorsi nella PS).

ZONE ROSSE (art. 4 ) Gia sperimentate a partire dalla fine del 2024 con una semplice circolare del ministro Piantedosi ora vengono istituzionalizzate per legge. Il prefetto può istituire zone rosse "per un periodo massimo di 6 mesi", (rinnovabili fino a 18 mesi) da cui è previsto l'allontanamento di una lunga serie di soggetti (anche semplicemente denunciati in passato). Il DASPO urbano (divieto di accesso) introdotto dal DL Minniti viene esteso anche a coloro che siano stati denunciati o condannati per reati commessi "in occasione di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico".

ARRESTO IN FLAGRANZA DIFFERITA (art. 4) per chi ha commesso il reato di danneggiamento "in occasione di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico".

PERQUISIZIONI
(art. 7 c. 1) "in occasione di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico" o comunque durante operazioni "in luoghi caratterizzati da un consistente afflusso di persone" la polizia può perquisire praticamente chi vuole (viene così aggiornata la "Legge Reale" del 1975).

FERMO PREVENTIVO
(art. 7 c. 2) "in occasione di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico" la polizia può "accompagnare nei propri uffici" e trattenere per 12 ore persone che, sulla base di indizi anche labili, possano apparire pericolose. Ricordiamo che per "luogo aperto al pubblico" si intende un cinema, un teatro ma anche una sala in cui si stia tenendo un'assemblea pubblica.

MANCATO FERMO ALL'ALT
(art. 8) chi non si ferma all'alt della polizia e si dà alla fuga rischia una sanzione penale da 6 mesi a 5 anni.

SANZIONI PER MANIFESTAZIONI
(art. 9) le sanzioni penali vengono sostituite da pesantissime pene pecuniarie erogate dal prefetto. Per mancato preavviso di una manifestazione si rischia una sanzione da mille a diecimila euro, che salgono a dodicimila se non si rispettano le prescrizioni dell'autorità (ad es. deviando il percorso di un corteo). Se non si ottempera all'ordine di scioglimento la pena va da duemila a ventimila euro. Per il "turbamento del pacifico svolgimento di una riunione in luogo pubblico" la sanzione va da 500 a 3000 euro. Persino per "grida e manifestazioni sediziose" (?) si rischiano da 400 a 2400 euro.

DIVIETO DI PARTECIPARE A MANIFESTAZIONI IN LUOGO PUBBLICO
(art. 10) il giudice può disporlo a seguito della condanna per un lungo elenco di reati tra cui "violenza o minaccia ad un corpo politico amministrativo o giudiziario o ai suoi singoli componenti" (in pratica se avete contestato un assessore comunale durante una manifestazione) o "lesioni personali" anche nei confronti di agenti di polizia. Il condannato può essere obbligato a recarsi negli uffici di polizia una o più volte durante le manifestazioni a cui gli è proibito partecipare.

"SCUDO PENALE"
(art. 12) poliziotti (ma anche semplici cittadini) che abbiano commesso un reato per legittima difesa, adempimento di un dovere, uso legittimo delle armi, stato di necessità ecc. non vengono iscritti nel previsto registro degli indagati ma in un apposito "modulo separato" (non è ancora chiaro quali saranno gli effetti reali di questa modifica, l'obiettivo dichiarato è quello di garantire l'impunità ai soggetti di cui sopra).

"TUTELA" AI DOCENTI
(art. 11) le aggressioni al personale della scuola vengono punite come se fossero compiute contro agenti di polizia (norma già in vigore per il personale sanitario).

OPERAZIONI SOTTO COPERTURA
(art. 16) la possibilità di operare "sotto copertura" viene estesa anche agli agenti di polizia penitenziaria. Ricordiamo che in base al precedente Decreto Sicurezza i servizi segreti hanno ottenutol'autorizzazione non solo a infiltrarsi in organizzazioni "terroristiche" ma persino a fondarle (!)

MIGRANTI
(art. 28-30) viene introdotto l'obbligo per i cittadini stranieri di cooperare alla propria identificazione e vengono semplificate le procedure di respingimento alla frontiera, espulsione e rimpatrio.
Su questo tema il governo ha anche predisposto un vergognoso disegno di legge finalizzato, tra l'altro, a limitare la possibilità del soccorso in mare da parte delle ONG (cosiddetto "blocco navale").

Il DDL "Antisemitismo"

Mentre il silenzio è calato sul genocidio in atto a Gaza e Israele e Stati Uniti stanno destabilizzando l'intero Medio Oriente, la principale preoccupazione della classe politica italiana pare sia quella di ribadire la propria complicità con lo stato di Israele e la totale sudditanza nei confronti delle politiche USA.
Mentre nella società italiana dilaga il razzismo (programmaticamente fomentato dai partiti di governo), contro i migranti, soprattutto se di religione mussulmana, il Senato ha approvato il 4 marzo il testo del disegno di legge intitolato “Disposizioni per il contrasto all’antisemitismo e per l’adozione della definizione operativa di antisemitismo”. Una legge approvata con il voto favorevole anche di renziani, calendiani e settori del PD (il PD nel suo complesso si è astenuto).
Non dobbiamo farci ingannare dal fatto che dal testo di legge siano scomparse sia la possibilità di proibire preventivamente le manifestazioni a sospetto di “antisemitismo” (proposta Romeo) sia le sanzioni penali aggravate (proposta Gasparri).
Anche se apparentemente edulcorata la legge, ora all'esame della Camera, mantiene tutta la sua carica repressiva e apre la porta alla criminalizzazione delle manifestazioni di solidarietà al popolo palestinese.
Il punto fondamentale sta nell'adozione della “definizione operativa di antisemitismo formulata dall’Assemblea plenaria dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (International Holocaust Remembrance Alliance – IHRA) il 26 maggio 2016, ivi inclusi i relativi indicatori, necessari ai fini dell’applicazione della legge medesima".
Tale definizione equipara completamente antisionismo e antisemitismo evidenziando come le manifestazioni antisemite "possono avere come obiettivo lo Stato di Israele perché concepito come una collettività ebraica" e, tra gli indicatori, elenca "negare agli ebrei il diritto dell’autodeterminazione, per esempio sostenendo che l’esistenza dello Stato di Israele è una espressione di razzismo", oppure "fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella dei Nazisti".
Quindi secondo questa definizione sarebbe espressione di antisemitismo la semplice enunciazione di stati di fatto come l'esistenza di un regime di apartheid in Israele a danno degli stessi cittadini di etnia araba e il genocidio in atto a Gaza (su cui pende il giudizio della Corte Penale Internazionale).
Su questa base la legge prevede l'elaborazione di una articolata “Strategia nazionale per la lotta contro l’antisemitismo” affidata a un “Coordinatore nazionale”. Tale “Strategia” deve prevedere interventi “educativi” e “formativi”nelle scuole, tra docenti, magistrati, prefetti e forze dell'ordine e sui mass media, il monitoraggio delle attività “antisemite” attraverso una apposita banca dati, “apposite misure per contrastare la diffusione del linguaggio d’odio antisemita sulla rete internet” (ovvero norme bavaglio sui social), l'obbligo per scuole e università di attivare misure “per contrastare i fenomeni di antisemitismo”. Le università “possono individuare al loro interno un soggetto preposto alla verifica e al monitoraggio delle azioni per contrastare i fenomeni di antisemitismo” (una figura di censore già tristemente nota in Germania).
Insomma la legge preferisce adottare un approccio “preventivo” (cioè di censura e sistematico lavaggio del cervello) piuttosto che “repressivo” (già ampiamente previsto dalle altre norme varate).
Contro queste norme è indispensabile mobilitarsi per la libertà di pensiero e di manifestazione, contro lo Stato di guerra e di polizia che sta avanzando a grandi passi!

Mauro De Agostini

NOTE
(1) Se ne veda una recensione in " Collegamenti per l'organizzazione diretta di classe", n. 10/inverno 2026
(2) Per un'analisi del decreto umanitanova.org/decreto-sicurezza-reprimere-e-disciplinare/ 



Germinal numero 137 (maggio 2026)