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Il pensiero deve partire dall'irriducibile:
questa frase, scritta dal poeta portoghese Fernando Pessoa, dovrebbe
essere il fondamento di ogni teoria sociale e sapere critico. Al
contrario il dissenso politico sembra perdersi nel variopinto nulla che
domina e soffoca il presente, senza che le opinioni riescano a
trasformarsi in convinzioni: passaggio essenziale affinché possa
svilupparsi una resistenza attiva in grado di cambiare la direzione del
vento.
La rivolta, infatti, non si compra all'attuale supermercato delle idee
dove prevale la politica preconfezionata quotidianamente
esposta, acquistata e consumata. Poco roba genuina e sovente persino
tossica, confezioni sfavillanti quanto costose e reali
alternative pressoché inesistenti. Basti pensare alla privatizzazione
dell'acqua: in vendita troviamo tantissime marche di acqua minerali,
note e meno note, ma quasi totalmente monopolizzate delle famigerate
multinazionali Nestlè e Danone.
Questo mercato del "pensiero unico" ha molti aspetti in comune con
quello delle merci; si cerca di ipnotizzare il
cliente/elettore/spettatore con illusioni ed etichette o parlando male
della concorrenza, ma nessun partito pone problemi, interrogativi,
critiche all'attuale modello capitalistico e autoritario. Tutti
accettano il supermercato e, se qualche disperato senza reddito non paga
la scatoletta di tonno, tutti chiamano la polizia a difesa della
proprietà privata e del libero commercio.
Il presente numero di Germinal, come al solito senza sponsor e senza
additivi chimici, offre alla complicità dei lettori e delle lettrici
parecchi spunti e concreti esempi di irriducibilità.
Dall'antirazzismo sempre più necessario per difendere il diritto a
vivere non soltanto dei migranti ma di tutti coloro che subiscono il
medesimo sfruttamento, alla denuncia degli infiniti orrori della guerra
in Afghanistan, dove il presidente Obama ha inviato ulteriori 35 mila
militari mettendo in luce il paradosso del premio Nobel per la Pace a
lui assegnato appena un mese prima.
Dalle opposizioni popolari alla devastazione prodotta dalle "grandi
opere" di regime alla lotta contro la discriminazione sessista, fuori
dalle logiche securitarie sostenute sia dalle destre che dal
centrosinistra.
E, tra le numerose irriducibilità, quella che richiede uno sforzo
eccezionale per difenderla è connessa alla memoria storica, perché
autentico ossigeno per il presente che cerca e reclama un futuro
diverso. Così su queste pagine trova ancora spazio la
realizzazione dell'utopia nella Spagna rivoluzionaria, attraverso
l'intensa partecipazione di chi la visse, ma anche una riflessione
sull'amara parabola del movimento socialista, un promemoria
antifascista, uno studio sulle politiche sessuali del colonialismo
italiano, una testimonianza in prima persona sul terribile 12 dicembre
1969 e il ricordo di chi, nel non lontano 1979, perse tragicamente la
vita non solo sognando, ma volendo un mondo senza servi né padroni. |