Chi Siamo!

da germinal n° 58 primavera 1992

EDITORIALE
Germinal è un nome legato al grande movimento del 1789.
I rivoluzionari francesi volevano cambiare il mondo e farla finita con i privilegi di casta e le superstizioni religiose. Per dare l'idea di un profondo e irreversibile rivolgimento, per spodestare dio e i preti era necessario creare un nuovo linguaggio, una nuova cultura e quindi anche nuove coordinate culturali; vollero perciò abolire anche le denominazioni dei mesi del calendario gregoriano e cercarono nuovi termini legati al ciclo naturale. Da allora l'anno cominciò con Nevaio, Brumaio, Frimaio; la primavera scoppiò, e scoppia, con Germinal! La natura si ridesta e i semi, che sotto la neve sembravano morti, mostrano i primi germogli teneri e ancora deboli. In breve cresceranno e la bella stagione si affermerà sul freddo e sul gelo.

La metafora è piaciuta a molti movimenti proletari dell'Ottocento: così in Francia, e ancor più in Spagna, non è raro trovare la parola Germinal usata quale nome proprio attribuito ai figli da genitori anarchici, socialisti, liberi pensatori.

"Germinali" è un noto romanzo sociale di Emile Zola ambientato tra i minatori del Nord della Francia, lungo racconto di sofferenze e di lotte, di sconfitte e di disperata rivolta.

"Germinall" gridò l'anarchico Angiolillo prima di venir strozzato dalla garrotta per,aver eliminato, alla fine dell'Ottocento, il capo del governo spagnolo Canovas responsabile delle torture e delle fucilazioni di Montjuich, la tetra fortezza che sovrasta Barcellona. Qui furono rinchiuse e seviziate decine di anarchici, capro espiatorio di un attentato al quale erano estranei.

E "Germinall" si intitolò il foglio irregolare degli anarchici di Trieste degli inizi del xx secolo quando la censura austriaca ostacolava in tutti i modi la libera diffusione dei principi antiautoritari e delle proposte libertarie. Con la complicità degli edicolanti, che simpatizzavano per l'Ideale, molte copie venivano vendute prima dell'arrivo della polizia che sequestrava il rimanente. Condanne e detenzioni erano cosa ordinaria per i compagni di allora.

Durante il biennio rosso a Trieste, città neo-italiana, esce una decina di numeri di "Germinal"; poi il fascismo dilagante distrugge anche questa voce libera risorta nel 1920. Le pubblicazioni riprendono nel 1946 quando i superstiti delle repressioni del regime fascista e degli stalinisti (vedi guerra civile e rivoluzione spagnola) si ritrovano con i nuovi compagni scaturiti dalla lotta partigiana, i mezzi economici sono molto scarsi, le paghe basse e incerte, manca una sede pubblica, ma, nonostante tutto, il "Germinal" compare ogni Primo Maggio e in varie manifestazioni operaie e popolari. i bolscevichi controllano il vertice dei sindacati e manipolano molti proletari triestini illudendoli prima con il miraggio dell'annessione alla Jugoslavia e poi con il mito del Grande Padre Stalin: per loro ogni numero del giornale anarchico è un tradimento della disciplina della classe operaia e spesso ne impediscono la distribuzione, intimidiscono i potenziali lettori e isolano il gruppo e il suo organo di stampa.

Il 1968 vede il risorgere dell'attenzione giovanile verso i temi e le posizioni antiautoritarie: dal 1970 il "Germinal" riprende ad uscite come foglio ospitante resoconti di lotte, analisi delle mire repressive dello Stato, proposte e progetti per un più incisivo movimento anarchico. Arrivano articoli dal Veneto e dal Friuli, risultato della nascita di un' Organizzazione Anarchica Triveneta che realizza numerose e riuscite manifestazioni contro la Strage di Stato di Piazza Fontana.

Compaiono supplementi come "Friuli Libertario" e numeri speciali sull'antimilitarismo e in ricordo del compagno Umberto Tommasini.

Da più di vent'anni al corteo triestino del Primo Maggio il giornale è comperato da centinaia di persone che vogliono conoscere il punto di vista degli anarchici su problemi gravi ed urgenti: dai disastri ecologici come Chernobil alla guerra del Golfo, dal crollo del socialismo reale alla catastrofe jugoslava.

Ormai gli stalinisti hanno rinunciato alle minacce, mentre una parte della base dell'ex-PCI è giunta a riconoscere che molte nostre critiche all'autoritarismo e ai cedimenti sindacali erano più che fondate, A Trieste sono spariti i gruppetti extra- parlamentari ed autonomi degli anni Settanta, travolti dalle ambiguità di posizioni oscillanti fra legalitarismo e lottarmatismo e dalle scelte individuali rinuncitarie o disperate. Gli anarchici di Trieste non sono diventati una grande forza con un vasto consenso-delega e magari con ampie disponibilità di favori per opportunisti e arrivisti, tinti compagni e simpatizzanti-clienti. Questo non è il nostro ruolo, bensì è quello dei partiti sempre più mafiosi e manipolatori.

E' altresì chiaro che quando c'è un movimento di protesta allargato a sfondo antiautoritario, come dopo l'assassinio di Pedro nel 1985 o durante la guerra del Golfo di quest'inverno, il naturale punto di riferimento organizzativo e di dibattito è la sede di via Mazzini 11 (aperta dal settembre 1969). Quando è necessario diffondere e ascoltare notizie di controinformazione e dar voce alle proteste antistituzionali, lo strumento più adatto è quello di Radio Onda Libera, a cui partecipa Radio Libertaria, sorta nel 1979.

Analogamente per proclamare uno sciopero generale, come quello del 15 febbraio di quest'anno, l'ambito più logico è l'Unione Sindacale Italiana in cui i libertari non sono certo una minoranza.

La situazione in Friuli e nel Veneto è diversa, ma anche qui è ormai ridotto il peso dell'autoritarismo marxista sui movimenti di base, uno dei motivi di tante dispersioni di energie rivoluzionarie e libertarie degli anni '70. Anche in queste regioni la cappa oppressiva del qualunquismo e dell'arrivismo, tipica di gran fetta degli anni '80, trova gruppi sociali consistenti che la rifiutano in nome dell'autodeterminazione della propria vita in tutti gli aspetti (Centri Sociali, collettivi di cultura alternativa, cooperative autogestite per produzioni non inquinanti,...).

L 'essere pochi militanti non è una debolezza quando esiste un potenziale movimento attorno all'attività specifica e quando nuove entità, giovanili o di opinione, sanno di poter contare su alcune strutture aperte e non condizionanti. In effetti l'aver accumulato un paio di decenni di iniziative e di confronti-scontri, di attività e di analisi, costituisce un patrimonio non tanto frequente e non tanto trascurabile.

Certo non abbiamo cambiato radicalmente la società: padroni e burocrati, poliziotti e preti, inquinatori e manipolatori sono sempre al loro posto, anzi sono più forti di quindici-vent'anni fa. Forse abbiamo perso, ma non ci hanno disperso nè ci hanno fatto perdere la voglia di lottare. Al contrario.

Ora è forse maturo il momento di socializzare le possibilità di comunicazione e di intervento allargando la redazione e la gestione del giornale "Germinal" ad altri gruppi e compagni del Veneto e del Friuli. Da tempo si valuta la possibilità di un periodico che esca più frequentemente per assicurare la continuità del nostro discorso, per dare più spazio a circoli e gruppi spontanei che si muovono in sintonia con i valori della libertà e dell'eguaglianza, dell'autogestione e della creatività.

Il "vecchio" gruppo redazionale triestino sperimenta questa nuova formula che valorizza il passato e apre a realtà regionali e politiche di tendenza libertaria. I prossimi numeri di questa "nuova serie" di "Germinal" saranno quindi frutto di dibattiti assembleari che costituiranno il nodo centrale di una redazione più ampia e complessa. Siamo consapevoli delle difficoltà inevitabili che scaturiranno dalle necessità di un coordinamento più vasto. Siamo altresì sicuri che i comuni termini di riferimento all'etica libertaria, prima ancora che a singoli progetti politici a breve e medio termine, aiuteranno a risolvere i problemi futuri. Pluralismo e sperimentazione sono d'altra parte pane quotidiano per un movimento che rifiuta l'omogeneità imposta, la rigidità verticistica, il ruolo di avanguardia con la verità in tasca. Senza confonderci con un mondo massificato e passivo, nè con un gregge che si lamenta ma si lascia tosare, ci auguriamo di continuare ad essere stimolo per una formazione di coscienze libertarie evitando condizionamenti o paternalismo, fondamenti dell'autoritarismo variamente giustificato.

In faccia ai bigotti di ogni colore, ai rassegnati al dominio gerarchico, ai servi dei presenti o futuri padroni, ai sagrestani di ogni potere, agli sbirri di un ordine disumano, ai pennivendoli pronti alla menzogna, gridiamo con più forza che l'aspirazione di una società libera ed uguale è sempre viva. Dove i giovani cominciano a scoprire il gusto della libertà, dove gli oppressi non si stancano di lottare, dove uomini e donne vogliono creare condizioni di rapporti umani non autoritari, portiamo con orgoglio la proposta libertaria: GERMINAL!

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