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Uno spettro, anzi due, si aggirano per
l'Europa: quello di un sisma sociale generalizzato e quello
dell'anarchismo. Lo possiamo leggere di continuo su tutte le testate
giornalistiche, soprattutto con l'avanzare dell'ennesima crisi del
sistema finanziario globale, forse la più grave dalla fine della Seconda
guerra mondiale.
In questi mesi, molte testate (La repubblica, Le monde diplomatique,
L'espresso…) hanno paventato la possibilità che le proteste, i disordini
e le insorgenze determinate dagli effetti devastanti della depressione
economica sulle classi meno abbienti, sui lavoratori, sui senza reddito,
possano fare propria la critica rivoluzionaria e la metodologia
antiautoritaria dell'organizzazione, non mediata e autonoma dalle
sinistre politiche.
Tale timore, per i ministeri degli interni, deve essere stato senz'altro
incrementato dall'osservare la consistente ed attiva presenza anarchica,
anarcosindacalista, libertaria - rilevata anche dai media ufficiali- in
occasione dei momenti più alti e di massa dell'opposizione sociale:
dalla rivolta in Grecia alle lotte in
Francia, dalla mobilitazione a Londra contro il summit del G20 alle
barricate a Strasburgo contro il vertice Nato… dove lo sventolare delle
bandiere nere e rossonere sembra sottolineare
che i nodi della contraddizione radicale tra capitale e lavoro, tra
libertà e autorità, stanno tornando al pettine del potere.
Emblematico, ad esempio, constatare che un filosofo come Remo Bodei, già
Pci, poi Ds ed oggi legato al Partito Democratico, evidenzi i rischi
totalitari connessi all'alleanza tra Stato e grandi corporations,
proprio in un articolo pubblicato
sul quotidiano della Confindustria, Il Sole-24 Ore, che riprende le
analisi di un filosofo liberal statunitense come Sheldon Wolin.
Prevedendo l'aggravamento della conflittualità sociale e al fine di
reprimerla, l'Unione Europea con l'approvazione del Trattato di Lisbona
è corsa ai ripari dilatando all'infinito i concetti di guerra,
insurrezione e terrorismo. E' la stessa Fortezza Europa per la quale i
suoi sudditi dovrebbero votare a giugno, dando il loro consenso
all'Europa dei padroni che intendono imporci gli ennesimi sacrifici per
risolvere la crisi di cui sono responsabili, del razzismo di stato,
dell'intervento militare in Afghanistan, della
discriminazione contro i soggetti meno difesi, ma anche dell'aggressione
Nato alla Jugoslavia (uranio impoverito compreso) di cui quest'anno
ricorre il decennale.
E' quindi una precisa scelta di parte il filo che attraversa questo
Germinal all'insegna dell'internazionalismo: ora più mai il
fondamentale orizzonte di liberazione umana e sociale, che poi è lo
stesso che troviamo alle origini storiche della giornata del Primo
Maggio.
Niente è dato e nulla è scontato: alle volontà individuali e collettive
resta infatti l'ultima parola, anche quando l'esistente appare, o te lo
fanno apparire, come immutabile. Ci rassicurava in tal senso il nostro
Diego Camacho quando, vedendo nella sua Spagna la "quantità di
cambiamenti nella società che ha imbruttito in tal modo la gente che
oggi l'etica dominante è il cinismo del vivere come sia" osservava anche
che "è facile passare dal cinismo alla giustizia, alla giustizia attiva:
è molto facile quando ci son 4 milioni di disoccupati, che non beccano
un centesimo, quando nei quartieri operai si vede gente che scava nei
rifiuti per cercare un pezzo di pane". Parola di Abel Paz. |