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comunicati&recensioni |
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| SCALIATI | |||||||||||||||||||||||||||
| DOVE VA LA LEGA NORD | |||||||||||||||||||||||||||
| Giuseppe Scaliati, Giuseppe Scaliati, DOVE VA LA LEGA NORD: RADICI
ED EVOLUZIONE POLITICA DI UN MOVIMENTO POPULISTA, Zero in Condotta,
Milano 2006, Euro 7, con fotografie. Intervistato, subito dopo le
elezioni e i deludenti risultati per la Lega Nord, Roberto Maroni ha
affermato che "La lega è di destra e anche di sinistra perché
rappresenta il Nord-destra e il Nord-sinistra"; evidentemente, dopo
aver registrato consistenti perdite nel proprio elettorato anche in
feudi tradizionalmente forti come quello di Treviso (dove dal 17,22%
delle regionali del 2005 è passato ad un misero 10%), noto per le
tragiche amenità del sindaco-sceriffo Gentilini, per i vertici della
Lega Nord s'apre una nuova stagione in cui, dopo aver voltato le
spalle alla conveniente alleanza di governo con Berlusconi,
cercheranno interlocutori nel centrosinistra, dove tra l'altro
alcuni anni fa D'Alema ebbe a definire la Lega come una "costola
della sinistra". Eppure, in questi anni, la Lega Nord si è
progressivamente spostata su posizioni di destra estrema, connotate
da livori xenofobi e pulsioni autoritarie, al punto da trovarsi
spesso a fianco nelle iniziative, sia in Parlamento che nelle
piazze, delle formazioni nazi-fasciste più aggressive e razziste. Un
libro come quello scritto da Giuseppe Scaliati appare quindi un
assai utile memorandum per tenere presente, anche nella sinistra
politica dove troppo spesso si è sottovalutato tale inquietante
fenomeno, cosa sia divenuta la Lega Nord e come dietro a parole
d'ordine generiche e populiste come quelle del federalismo e
dell'autogoverno padano, vi sia il primo imprenditore politico del
razzismo e del sessismo che vanno avvelenando la società. La Lega
Nord, che comunque aveva nel suo dna costitutivo l'intolleranza nei
confronti dei "terroni", ha infatti finito per abbracciare le tesi "differenzialiste"
del teorico della nuova destra Alain de Benoist e per le sue
campagne sempre più connotate da accenti razzisti e islamofobici è
stata persino emarginata all'interno del Parlamento europeo dalle
stesse formazioni autonomiste che, dopo l'episodio delle
provocatorie magliette di Calderoni, hanno ritenuto di prendere le
distanze dagli europarlamentari leghisti. D'altra parte, non solo
molti militanti ma numerosi dirigenti leghisti -da Borghezio a
Stiffoni-provengono dall'estrema destra, ben contenti di partecipare
alle ronde dei Volontari verdi impegnati nella caccia all'immigrato
o alle spedizioni contro nomadi, senza dimora, gay, etc. E, se da un
lato l'incontro con la destra più oltranzista e nostalgica è stato
un passo del tutto lineare, meno scontata, date le origini
paganeggianti della Lega, appare la convergenza con l'integralismo
cattolico più oscurantista sotto la bandiera di una nuova Lepanto
necessaria per fermare le"orde ottomane" Nella sua scrupolosa
ricostruzione della deriva di destra del leghismo padano, Giuseppe
Scaliati, riesce a cogliere e sottolineare i passaggi che, senza
incontrare obiezioni e ostacoli all'interno della propria base,
hanno finito per collocare la Lega Nord nel panorama internazionale
delle formazioni filofasciste, pur se inizialmente avesse persino
urlato il suo antifascismo per bocca proprio del leader Bossi..
Purtroppo, va osservato come le conseguenze dell'ingresso delle
tematiche e del luogo comune leghista nella mentalità diffusa ha
avuto effetti ben più inquietanti e radicati del numero degli
elettori leghisti, in quanto ha finito per liberare, legittimare e
fomentare antichi pregiudizi e nuove discriminazioni che vanno ben
oltre i confini politici e culturali sia della destra che della
sinistra, dimostrandosi i migliori strumenti per dividere, tra
autoctoni e migranti, i lavoratori e gli sfruttati e le loro lotte
per un'emancipazione che non potrà non sfondare tutte le frontiere.
emmerre |
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| CODELLO | |||||||||||||||||||||||||||
| VASO, CRETA O FIORE? | |||||||||||||||||||||||||||
| Francesco Codello
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L'autore di questa pubblicazione - dirigente
scolastico di Treviso - dichiara che la scuola dovrebbe essere
organizzata e gestita da chi la vive (ragazzi, insegnanti, genitori
e tutti coloro che vi lavorano) e modellarsi continuamente sulle
loro esigenze, garantendo in maniera vera e non fittizia il suo
carattere pubblico (ossia realmente aperta a tutti) ma senza i
condizionamenti dello Stato. Non deve essere fatta per la società,
non deve darsi come missione quella di formare il cittadino o il
lavoratore, ma piuttosto quella di accrescere le capacità di ogni
individuo di diventare libero e autonomo, di essere esattamente se
stesso.
"Educare ad essere", in contrapposizione al "formare il dover
essere", poiché nessuna idea predefinita di uomo può stare alla base
di una concezione autenticamente libertaria dell'educazione.
Permettere quindi a ciascun individuo di diventare quello che è e
non ciò che altri, individui, istituzioni, filosofie pensano sia
giusto o utile che divenga. Ecco in breve alcuni concetti di quest'antologia che raccoglie gli articoli più significativi di Francesco Codello apparsi su alcune riviste. Partendo da riflessioni su alcune fondamentali tematiche educative, vengono poi analizzate le tendenze autoritarie della scuola attuale (supermercato dell'istruzione) e infine sono presentate alcune esperienze alternative percorribili in senso libertario. Il prezzo del libro è di euro 17 e può essere richiesto alle
Edizioni |
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| FUMETTO | |||||||||||||||||||||||||||
| V FOR VENDETTA | |||||||||||||||||||||||||||
| Alan Moore David LLoyd V FOR
VENDETTA Milanolibri, 1994 Seconda ottima edizione Magic Press 2005, terza pessima edizione Rizzoli 2006 |
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| Alan Moore David LLoyd V FOR
VENDETTA Milanolibri, 1994 Seconda ottima edizione Magic Press 2005,
terza pessima edizione Rizzoli 2006 Originariamente uscito sulla
rivista inglese "Warrior Magazine" negli anni '80, in piena epoca
thatcheriana, V per Vendetta narra di un futuro,la seconda metà
degli anni 90' nel fumetto, che vede l'Inghilterra sottomessa al
giogo di un regime totalitario - tecnocratico. In questo contesto si
muovono i due personaggi principali di questa graphic-novel: una
misteriosa figura mascherata da Guy Fawkes (V perl'appunto) e la
giovane Evey Hammond. Dopo averla salvata da un 'aggressione della
brutale polizia politica, V fa saltare in aria il parlamento e da
questo momento in poi le loro storie s'intrecciano. Mentre V
prosegue nei suoi attentati - facendo esplodere il tribunale e la
statua della giustizia/il regime scatena i suoi apparati repressivi
in una forsennata quanto inutile caccia all'uomo. V si rifà vivo
occupando la sede della tv nazionale da dove trasmette un messaggio
incitando la popolazione alla rivolta. Nel frattempo la situazione
precipita e attraverso una serie d'eventi inattesi e apparentemente
sconnessi tra di loro si arriva al crollo della dittatura. Nell'
opera di Moore e Llyod l’anarchia recita un ruolo di primo piano
attraverso L’azione e il pensiero di V: se da un lato egli agisce
in maniera solitaria per distruggere quelli che sono i simboli del
potere, usando una prassi che fu propria degli anarco-individualisti
del secolo scorso, dall'altro egli descrive l'anarchia come "...una
giustizia che nulla vale senza libertà..." e nei suoi appelli alla
popolazione ricorda come essa si basi sulla capacità dell' umanità
di creare un nuovo modello di società che si avvalga della
volontaria e responsabile partecipazione del singolo, senza
costrizioni né gerarchie di sorta. All'interno dell'opera è anche
ben presente la doppia natura dell'anarchia in qualità d'ideale
creatore/distruttore, così come il rifiuto del culto della
personalità e della figura del leader. Una lettura che illustra gli
orrori della società capitalistica e risponde con le teorie
libertarie, pur rimanendo facile e godibile come può essere quella
di un fumetto. Barthlomew Roberts |
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| MARCUS REDINKER | |||||||||||||||||||||||||||
| CANAGLIE DI TUTTO IL MONDO... | |||||||||||||||||||||||||||
| Marcus Rediker Canaglie di tutto il mondo. L’epoca d’oro della pirateria Eleuthera 2005 |
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Marcus Rediker Canaglie di tutto il mondo. L’epoca d’oro della
pirateria Eleuthera 2005 Marcus Rediker, docente di storia
all'università di Pittsburgh, si è occupato dei tanti protagonisti
che dopo la scoperta dell'America hanno solcato l'Atlantico. In
questo volume la sua attenzione si focalizza sui pirati, in un
periodo che abbraccia i primi vent'anni del XVIII secolo. Rediker li
spoglia delle caratteristiche che essi hanno assunto
nell'immaginario popolare, da un lato quello di Robin Hood
marittimi, dall'altro quello di feroci e sanguinari predoni e
razziatori, e ce li riconsegna per quello che effettivamente furono:
uomini, marinai che, inseriti nel complesso scenario del commercio
navale del ''700 (commercio non solo d'oggetti ma anche d'esseri
umani), vi si ribellarono. Sfruttati, sottopagati, sottoposti a
condizioni di vita inumane ricorrevano all'ammutinamento per
prendere possesso delle navi su cui erano imbarcati, spesso contro
la loro volontà, e vi stabilivano un nuovo ordine basato "...su un
rozzo, improvvisato ma efficiente egualitarismo che poneva
l'autorità nelle mani collettive dell'equipaggio". I capitani
venivano eletti per votazione in base alla loro audacia, coraggio e
perizia nautica; non godevano di nessun privilegio particolare, il
loro comando era assoluto solo in caso d'attacco, potevano essere
rimossi in qualsiasi momento in caso di codardia, crudeltà o per
essersi rifiutati d'abbordare qualche vascello. Gli ufficiali
venivano scelti in maniera democratica; tra questi v'era il
quartiermastro: costui limitava la figura del capitano e
rappresentava l'equipaggio, era nel medesimo tempo tribuno,
tesoriere, mediatore e custode dell'armonia di bordo. Anche se la
massima autorità a bordo era il consiglio generale formato da tutta
la ciurma, che si riuniva in assemblee e prendeva decisioni su ogni
questione, va comunque ricordato che tra i pirati v'erano degli
articoli da sottoscrivere al momento d'unirsi alla filibusta. La composizione degli equipaggi pirati era internazionale. Se è vero
che la maggior parte di loro proveniva dalle file della marina britannica, tanto mercantile quanto militare o dalle colonie
nord-americane, erano perciò inglesi, scozzesi, gallesi e irlandesi;
troviamo però anche olandesi, belgi, francesi, portoghesi, svedesi,
danesi, alcuni nativi americani ed ex schiavi fuggiti dalle
piantagioni dei Caraibi e non vi sono motivi per escludere la
presenza di donne (come dimenticare Anne Bonny e Mary Read!!) Se a
tutto questo aggiungiamo che i pirati dichiaravano "di venire dal
mare" e di non avere patria alcuna, che dimostravano un sincero
disprezzo per l'autorità e la gerarchia statale e che dividevano
equamente il bottino frutto dei loro espropri... Beh! Si può allora
sicuramente considerarli dei compagni ante-litteram. |
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| MAX MAURO | |||||||||||||||||||||||||||
| LA MIA CASA È DOVE SONO FELICE | |||||||||||||||||||||||||||
| In copertina una foto in bianco e
nero. Bella, ma non l´avevo notata subito. Un uomo nero, non
giovanissimo, e un uomo bianco, anziano, parlano seduti su una
panchina, probabilmente lungo i binari di una stazione ferroviaria.
In mezzo a loro una valigia. Ma chi dei due è quello che parte? L´ho chiesto a mio figlio, così , per provare. Mio figlio ha due anni e mezzo e senza esitazione mi ha indicato l´uomo bianco. Non gli ho chiesto perchè, non avrei potuto. Ma mi è piaciuto che abbia capito la mia domanda e soprattutto che la sua risposta non sia stata banale. Io alla sua età avrei probabilmente risposto diversamente o forse non avrei neanche risposto, avrei chiesto chi era l´uomo nero, non essendo poi così abituale per me allora cogliere la presenza di persone non bianche nella vita e negli spazi della nostra quotidianità. Per lui, invece, le cose stanno diversamente. E´ stato un modo per riflettere su quanto l´autore afferma in più occasioni: cioè che il fenomeno della migrazione sia strutturale alla nostra società e non solamente un fatto contingente. Anzi, meglio sarebbe usare il plurale: alle nostre società, quella di ieri e quella di oggi. Sì, perchè i motivi che nel presente costringono le più svariate
persone a cambiare paese, affrontando un futuro con non meno insidie
e problemi di quelli che hanno lasciato, sono gli stessi che un
tempo hanno spinto la generazione dei nostri antenati a fare
altrettanto. Perciò non è giusto, leggendo questo libro, rimanere agganciati alla particolarità delle testimonianze che l´autore ci presenta: al di là dei singoli itinerari, delle svolte più o meno improvvise dal percorso immaginato, degli incontri fortuiti e delle beffe del destino che rendono ciascuna esperienza irripetibile, ciò che conta è che sia successo. Come sia stato possibile, al di là di tutti i vincoli imposti dalle leggi, è solo apparentemente straordinario. La vita di ciascuno di noi non coincide con la burocrazia che la vorrebbe regolamentare. Gli spazi e le soluzioni - non necessariamente collegate alla criminalità - che questi uomini e queste donne hanno saputo trovare per entrare "illegalmente" laddove non avrebbero potuto nemmeno mettere piede, rendono omaggio alla loro creatività, alla loro divergenza e alla loro tenacia. Che poi la loro esistenza abbia dovuto essere bollata come clandestina, se non altro per un primo periodo di permanenza sul suolo straniero, è un fattore che certamente ha complicato le cose. Non solo per i difficili e pericolosi rapporti con quello che chiamiamo ordine costituito - il rischio di essere scoperti comporta l´azzeramento di tutto ciò che si è messo insieme fino a quel momento - ma anche con gli aspetti più semplici del vivere di ogni giorno: la casa, il lavoro, la macchina, la gestione dei figli, i rapporti con gli altri. Per tutto gli emigranti e gli immigrati hanno dovuto lottare, come e più di chi è sempre rimasto, perchè loro, spesso, lo hanno dovuto fare due volte. Una volta quando sono partiti e un´altra, forse con più dolore, quando sono tornati. m.v. |
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| PINO BERTELLI | |||||||||||||||||||||||||||
| IL CINEMA È MORTO | |||||||||||||||||||||||||||
Pino Bertelli, Guy-E.Debord Il cinema è morto, Edizioni La Fiaccola, Collana Biblioteca Libertaria, Ragusa, dicembre 2005, pag. 250, 15,00 euro |
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Pino Bertelli, Guy-E.Debord Il cinema è morto, Edizioni La Fiaccola, Collana Biblioteca Libertaria, Ragusa, dicembre 2005, pag.
250, 15,00 euro Questo, sul cinema di Guy Debord, è il primo studio
approfondito apparso in Europa sul filosofo francese, scritto da
Pino Bertelli, il critico più eversivo della macchina/cinema. Il
pamphlet sottende altro da ciò che in principio si legge. Bertelli
parte dall'opera cinematografica di Debord non per celebrare un
poeta (che non ha bisogno di altarini), ma per riversare nella
lettura dei film situazionisti di un corsaro del cinema d'autore,
altre visioni di critica politica della "fabbrica dei sogni". Le
invettive, le eresie, i rovesciamenti di prospettiva della vita
quotidiana debordano da ogni pagina e siccome per l'autore le lingue
degli uomini sono piene d'inganni, sostiene che "ogni tanto è bene
ballare sulle teste dei re, dei tiranni, dei generali o dei primi
ministri" che concimano i campi di grano con i bambini morti per
fame. E ancora: "Gli uomini nascono uguali, le religioni monoteiste,
la politica istituzionale, la violenza della società dello
spettacolo li rendono diversi. Questo è quello che mi ha insegnato
mio padre e suo padre a lui… un uomo ha diritto di guardare un altro
uomo dall'alto soltanto per aiutarlo ad alzarsi…". Il libello è
feroce, a tratti indisponente, cattivo… s'inscrive all'interno di
quell'aristocrazia della ribellione anarchica che è fatta di
partecipazione al comune dolore e fa dell’ “angelo sterminatore" i”
primo commensale intorno alla tavola del the, dove solo chi sappia
mentire o plagiare la grande arte dell'incompleto, può scoprire la
vera bellezza dell'anima insorta. Per richieste, indirizzare ad Elisabetta Medda, via T. Fazello 133, 96017 Noto (SR); ccp. 10874964. |
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| Il fenomeno della
tortura in Italia [ pi\ vasto e subdolo di quanto possa apparire e,
specie per le forme pi\ sofisticate, @viaggia@ in modo sommerso. Se
infatti forme di violenza come il mobbing o gli abusi nelle carceri
sono già stati denunciati e studiati, poco si sa della tortura
@politica@ o dei maltrattamenti subiti dagli anziani negli ospizi e
dagli immigrati nei CPT. Ora, per la prima volta, una ricerca
analizza il fenomeno nella sua globalit’, dalle forme più evidenti a quelle più sottili e avveniristiche come i microchip. |
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| ELIS FRACCARO | |||||||||||||||||||||||||||
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LUCIANO VISENTIN L’ANARCHICO DI MESTRE |
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| Pubblichiamo la
prefazione di Elis Fraccaro al secondo Quaderno di storiAmestre
curato da Piero Brunello L’anarchico delle Barche Notizie su Luciano Visentin, calzolaio (1898-1984) pp. 64 euro 5 www.storiamestre.com |
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| Pubblichiamo
la prefazione di Elis Fraccaro al secondo Quaderno di storiAmestre
curato da Piero Brunello L’anarchico delle Barche Notizie su Luciano
Visentin, calzolaio (1898-1984) pp. 64 euro 5 www.storiamestre.com
Quando li ho conosciuti Luciano e Teresa abitavano in una casa a
Maerne in via Noalese. Era una piccola casa a un piano con cortile
davanti e il confine della proprietà a ridosso del muro destro.
Questo muro procurava diversi dispiaceri a Luciano per via del
vicino, un uomo arrogante e dispettoso tanto che fui costretto a
intervenire per convincerlo a smetterla. Di questo Luciano me ne fu
grato e ogni tanto, negli anni successivi ricordava con gioia questo
fatto che aveva posto fine ad anni di litigi e piccole angherie
quotidiane. La casa, costruita in economia, era povera ma, come si
dice, dignitosa. Aveva poche stanze, luminose. Colpiva l'ordine e la
pulizia e ogni volta che entravo mi veniva alla mente in maniera
quasi automatica quel vecchio insegnamento di mia madre che parlava
di dignità e di braghe sdrucite ma rammendate e pulite. Un monito
che in questi anni di "usa e getta" non è più attuale e forse
incomprensibile. Era l'estate del 1978. Avevo avuto il suo nome da
Nani Fiorin, un "vecchio" anarchico di Venezia che aveva sposato
Maria, una nipote di Teresa. Nani in realtà non era molto vecchio ed
era uno dei pochi anarchici della generazione di mezzo, tra quella
cioè di Visentin, dell' antifascismo, della guerra di Spagna e noi,
i giovani del '68. Era stato militante tra la fine degli anni '50 e
la metà degli anni '60 e assieme ai suoi fratelli e al gruppo di
"Venezia viva" avevano dato vita alla Libreria Internazionale,
chiusa con l'alluvione del '64 e alla pubblicazione dei primi tre
mesi dell'Internazionale nel 1966. Avevo e ho molta stima di Nani e
anche se da anni egli fosse lontano dalle vicende del movimento
anarchico lo vedevo di tanto in tanto con lo stesso affetto con il
quale si vede un vecchio zio. Per noi giovani i vecchi anarchici
rappresentavano un patrimonio inestimabile. Erano la nostra
famiglia, il nostro passato, la nostra storia. Nel bene e nel male.
L'umanità prorompente che da loro trapelava ci faceva riflettere sul
senso di quell'etica che per noi era ancora un concetto astratto. Ma
soprattutto erano la prova vivente e tangibile di un passato che
troppo spesso veniva misconosciuto eoccultato. È difficile capire
quanto il pensiero anarchico sia stato travisato, negato ma anche
subdolamente utilizzato dalla cultuta marxista egemonica alla fine
degli anni '60. Devo dire che molto della mia formazione politica è
dovuta alla fortuna di aver conosciuto molti di questi anarchici.
Visentin, seppure in maniera particolare, è senz'altro tra questi.
Luciano era magro, di statura normale e i capelli bianchi. Alle
barche lo chiamavano "Ciano baccalà". Era bello a vedersi. Gli occhi
chiari erano dolci. Mi accolse con gioia e senza imbarazzo, come mi
conoscesse da sempre. Era pieno di premure e si agitava. "Teresa
prepara del caffe, forse preferisci il tè", si preoccupava per non
avere vino in casa. "Noi non lo beviamo, ma possiamo andarlo a
prendere... Teresa offri qualcosa di fresco, fa caldo, Teresa.. .".
E Teresa lo guardava agitarsi e annuiva e per non contrariarlo lo
assecondava sempre e lo calmava. Teresa era molto più giovane di
Luciano ma non si vedeva. Era mora, con i capelli crespi. Gli occhi
neri, profondi, tristi. Brillavano. Luciano disse che era stata una
donna molto bella. Aveva il viso stravolto a causa di una malattia,
la Lupus Canina, "incurabile ma non contagiosa" spiegava a tutti
Luciano, cercando di rompere l'imbarazzo istintivo che si creava nei
primi incontri e che durava poco perché Teresa era buona, gentile,
mite. Per arrotondare la magra pensione di Luciano andava in
bicicletta a Mestre da conoscenti a vendere uova. "Uova di campagna,
genuine, uova di galline ruspanti di contadino, fresche", garantiva
con dolcezza Teresa. Fu da allora che fui incluso nel giro e Teresa
passava di tanto in tanto con la sua bicicletta e le sue uova. Ma le
uova più fresche erano per Davide. Le metteva da parte. Davide è mio
figlio e all'epoca aveva quattro anni. Teresa e Luciano avevano per
i bambini una vera passione. La vita di Luciano seguiva regole
rigidissime. Sveglia alle sei e mezzo sette, a letto alle nove, non
oltre. Colazione con pane e latte, mai caffe. Pranzo alle dodici e
con l'introduzione dell'ora legale, alle undici. "Mi no ghe vado
drio a sti pelandroni che ne governa", diceva. Mangiava minestre e
passati di verdura, la pasta qualche volta ma stracotta. La cena era
alle sette. Latte, pane e poco altro, così tutti i giorni domeniche
comprese. Qualche volta un giro in bicicletta "ma ormai so tropo
vecio e il traffico xe aumentà". Sembrava, in questa ascetica
quotidianità, che proseguisse la vita di recluso che per troppi anni
era stato costretto a seguire. Le regole questa volta erano dettate
da una malattia incurabile e sotterranea che non concedeva deroghe.
Qualsiasi trasgressione avrebbe bloccato l'intestino e le vie
urinarie. Giorni e notti di sofferenze atroci, che spesso si
risolvevano con ricoveri urgenti: "ma non passano per molto, non
posso prenderenessuna medicina. È una conseguenza del carcere, del
confino, delle aggressioni fasciste", sospirava. "Non devo
assolutamente arrabbiarmi". E mentre diceva questo gli era passata
negli occhi una luce, un lampo che riconobbi ancora e che rompeva la
mitezza del suo sguardo, perché Luciano si arrabbiava, eccome. L'ira
lo sopraffaceva in un crescendo incontrollato. C'era in particolare
una parola che faceva scattare la molla dell'ira e questa parola non
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| TERRE DI PASSO | SCHIAVI | ||||||||||||||||||||||||||
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…Dalle opere di Francesco Biamonti: "il
triste armamentario del confine (sbarre, poliziotti, dogane,
finanzieri, gendarmi) ha cessato di esistere. |
Questa è la prima versione in poesia di
quella che diventerà la famosa canzone |
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Siamo la ciurma ignota |
Cos'è, gementi schiavi, |
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I nostri dì s'involano |
Falci del messidoro, |
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| Sulla riva
del mare Sugli alti sentieri Son passati barabba Eroi e contrabbandieri Camminavano scalzi Nelle notti di luna Donne e uomini dolenti In cerca di fortuna. Tra le gole rocciose Dei Sette Cammini (1) È passato di tutto Anche vecchi e bambini Ballavano sull'abisso Gli sembrava di volare Avvolti dal Mistral E dal fruscio del mare. Tèr de pas Tèr de vent Tèr d'auriva I senzacarte del mondo Percorrono ancora Le vie del sale Tèr de fam Tèr de vent Tèr de cunfin Sui sentieri d'Europa Si leva un canto E si danza ancora.(2) |
Sui
sentieri del Grammondo Tra ginepri e lentischi Son passati in silenzio Anarchici e socialisti E passarono gli hammal(3) Scansando Ventimiglia Per togliersi la fame Al porto di Marsiglia. Poi fu la volta degli ebrei Ritals e antifascisti(4) E passarono i ribelli Braccati dai nazisti Ma al Passo della Morte(5) C'è gente come ieri Ora di notte passano Slavi, curdi e neri. Tèr de pas… …e si danza ancora Tèr de pas… …e si passa ancora. Sulla riva del mare Sugli alti sentieri Passano ancora barabba Eroi e contrabbandieri Passano anche senza luna Portano le scarpe Donne e uomini veloci Viandanti senza carte. |
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Baraban |
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SAN GERMINAL N. 100 |
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